Luxuria è davvero “trans” in tutto e per tutto: da
Rifondazione al PDL. E da scrittrice di fiabe a
protagonista di fiabe.
di Enrico Oliari
Luxuria
nel PDL? Nulla di strano: “mai
avuto tessere di partito” e “alle spalle una storia
di militanza politica”, dice la vulcanica vincitrice
de “L’isola dei famosi”, già deputato di
Rifondazione Comunista. Una boutade? Chissà. Di
certo un venticello di fine inverno, il tiepido
Mastelliale, che, come tutte le correnti d’aria, fa
sventolare le bandiere nelle direzioni più
opportune.
Wladimir lo ha detto in una recente intervista con
Pierluigi Diaco e sarebbe bella che pronta, quasi
fosse su un palco di Muccassassina, a saltare nelle
file del partito di Berlusconi, di Gasparri e di
Quagliarello: “Tutto è possibile, non sono alla
ricerca di una poltrona, ma sicuramente mi farebbe
piacere contagiare il centrodestra su certe
questioni che non devono più essere affrontate
ideologicamente o per partito preso”.
Forse più che di una poltrona si tratta di un seggio
in Parlamento, ma, favole a parte, è decisamente
lodevole il proposito di contribuire con la sua
immagine e con le sue idee a quella
sensibilizzazione del centrodestra necessaria per
cambiare nella Nazione la vita a gay, lesbiche e
trans.
D’altro canto il PDL è una formazione ampia, un
crogiuolo di idee dove basta il venticello di fine
inverno per edificare un mondo ed un buon impatto
mediatico per cambiarlo. Favole. Favole grosse.
Perché se nel PDL può far notizia la presenza di un
trans – e, tra l’altro, vi è Martina Castellana a
Salerno e la neodonna Francesca Busdraghi a Roma –
di certo risulterebbe indigesto per ogni iscritto
dai vertici alla base chi si cambia d’abito con
troppa facilità. Forse non è così dappertutto, ma a
destra il percorso politico ha il suo valore e
quando si parla bisogna avere un cicin di
credibilità, no?
Non a caso la prima ad applaudire e a garantire il
suo segno sul simbolo del PDL è stata Imma Battaglia
che, forte dei suoi 3620 voti presi alle ultime
europee con
“La Sinistra” Verdi/SD, in più occasioni ha
strizzato l’occhio all’amministrazione Alemanno
sottoponendole all’inverosimile il vero problema di
Roma, cioè la dislocazione del
Gay
Village.
D’altro canto vi sono più comunicati in rete della
Battaglia che capelli sulla testa di Cesare Ragazzi
e quale più ghiotta occasione, quella della
neoscoperta pidiellofilia della Luxuria, per
ribadire a dritta che lei è fascista e a manca che è
comunista?
Si mettano l’animo in pace entrambe le pasionarie
del movimento gay/lesbo/trans: il sole sorge ancora
al mattino e tramonta alla sera ed ancora per essere
arruolati nel PDL bisogna quantomeno non avere una
falce e martello sotto il cuscino. E magari passino
dalla politica urlata dell’immagine a quella del
dialogo perseverante, graduale e costruttivo,
elemento chiave per lavorare nel centrodestra.
Associazione
Rotterdam, GayLib sulle
tracce dell'eredità di Pim Fortuyn
Il
segretario nazionale di GayLib, Daniele Priori che
sta visitando in questi giorni l'Olanda in compagnia
di Bruno Ambrosio, presidente della Pim Fortuyn
Foundation ha incontrato ieri, a Rotterdam, nel
Palazzo della Provincia, il leader della lista
Leefbaar Rotterdam, Marco Pastors, già vicesindaco
della città e primo consigliere del leader gay della
destra olandese assassinato nel 2002 ad Amsterdam.
Nel corso dell'incontro, al quale ha preso parte
anche Alexander Del Valle, editorialista del
quotidiano France Soir, Pastors ha parlato dei
problemi che derivano ancora oggi alla sua città,
tra i quali una violenta omofobia legata al
fallimento dell'approccio multiculturale alle ondate
migratorie in Olanda e dalla presenza, a Rotterdam,
di un 30% di cittadini di religione islamica.
Pastors e la sua lista, che in italiano significa
"Rotterdam vivibile" in vista delle prossime
elezioni municipali, in programma a marzo 2010,
hanno però deciso di aprire stavolta a un dibattito
fondato sui toni bassi e sul dialogo anche con la
comunità islamica, procedendo nello stesso tema con
il medesimo approccio di Fortuyn, a un tentativo di
soluzione della spinosa questione. Priori, in questo
senso, nel corso dell'incontro ha presentato a
Pastors la campagna antiomofobia del Governo
Berlusconi realizzata dal ministro per le Pari
Opportunità, Mara Carfagna, realizzata con la
collaborazione delle associazioni lgbt italiane tra
le quali un ruolo di spicco hanno avuto le due sigle
di centrodestra GayLib e Azione Trans. Una politica,
quella di Pastors e del suo gruppo, che da Rotterdam
può segnare una nuova svolta per la destra olandese.
Un passo avanti fondamentale in un momento di stallo
rispetto alle posizioni dello stesso Geert Wilders,
leader del Partito per la Libertà dalle posizioni
violentemente xenofobe e impropriamente definito
erede di Fortuyn.Tra i presenti nella sala anche il
fratello dell'ex candidato premier assassinato,
Simon Fortuyn. Al termine dell'incontro, durato
circa un'ora, tra i rappresentanti di GayLib, della
Pim Fortuyn Foundation e della lista Leefbaar
Rotterdam c'è stato il tradizionale scambio di
doni. Daniele Priori ha consegnato a Marco Pastors
una copia del saggio "Dante e l'omosessualità" dello
stimato dantista itliano, professor Aldo Onorati,
mentre l'ex vicesindaco di Rotterdam ha risposto con
il simbolo della sua lista: un fiocchetto verde,
assolutamente simile al simbolo della lotta
all'Aids."Quella di Pastors e dei suoi numerosi
amici - ha commentato in conclusione il segretario
di GayLib - sarà invece l'ennesima battaglia per la
difesa della libertà e dei diritti di tutti,
omosessuali compresi, in una città come Rotterdam
che è da sempre uno dei principali approdi, quindi
un simbolo, dell'Europa occidentale".
GayLib sostiene...
Comunali Bolzano
Regionali Piemonte
ipse
dixit
Perché
Zanardi sbaglia. E perché mi cucino gli
spaghetti alla carbonara.
di Enrico
Oliari
Qualche giorno
fa, senza clamori e con un’eleganza da
manuale, una coppia di ragazzi milanesi
vinceva un’importante battaglia: l’uno,
dipendente di un banca, di un Credito
cooperativo, era ricorso al giudice del
Lavoro perché la società per cui lavorava
aveva respinto la sua richiesta di estendere
l’assistenza sanitaria al suo compagno: il
contratto della Cassa interna prevedeva
infatti la possibilità di inserire
nell’assicurazione i propri conviventi “more
uxorio”, ma il suo datore di lavoro, la
banca, trattandosi di una coppia di persone
dello stesso sesso, gli aveva semplicemente
risposto picche. Agguerrito ed assistito da
un ottimo avvocato, la dottoressa Federica
Menici, il bancario gay portava a casa una
schiacciante vittoria e così poteva inserire
il suo compagno nella propria Cassa
assistenziale. Una vittoria per la coppia
milanese, di certo un altro metro in meno
per tagliare il traguardo del riconoscimento
della coppia gay nella nostra Nazione.
Da questo mese
nell’Austria felix le coppie gay si uniscono
nella Lebenspartnerschaft, un istituto
appositamente dedicato a loro (io le chiamo
“Unioni omoaffettive”), altro Paese
dell’Unione, altro metro in meno.
Dello stesso
periodo è la notizia di coppie gay che in
diverse città, affidandosi alla valida rete
di avvocati Lendford, presentano ricorso
contro i dinieghi alle pubblicazioni
matrimoniali (altri metro in meno).
Un’iniziativa
audace, tanto che è già calendarizzata la
prima udienza della Corte costituzionale che
riguarda tre coppie, due di Trento ed una di
Venezia e soprattutto una strategia vera e
con almeno una possibilità di riuscita,
specie se si pensa a come sarebbe felice la
classe politica di entrambe le parti, così
intarsiate di clericalismo, di lasciare ai
giudici di Palazzo della Consulta l’onere di
risolvere la questione gay.
Poi vi è la
protesta di Francesco Zanardi, Manuel
Incorvaia e “Cris Gi Bari”, fatta di un mix
di scioperi della fame, comparse televisive,
denuncie di immobilismo rivolte alle
associazioni e molta ingenuità, ovvero
un’azione estremamente violenta sotto il
profilo culturale, ma che di certo non
rappresenta il guadagno di nemmeno un
centimetro sulla strada verso la meta.
Un modo di
fare che personalmente non condivido, dove
neppure la richiesta che ciascuno vada
avanti con il suo dio viene esaudita.
Da qualche
giorno infatti Francesco Zanardi incolpa le
principali associazioni gay italiane di
averlo isolato o comunque di non aver
raccolto la sua lotta, ma a ben vedere
neppure potrebbero farlo, dal momento che
per “associazione” si intende un gruppo di
persone organizzate e che lottano insieme,
mentre lui già dal primo momento ha sempre
imposto a tutto e a tutti le sue scelte di
lotta, caratterizzate però
dall’impossibilità di essere seguite: un
giorno, di martedì, chiedeva il supporto
delle associazioni per recarsi a Roma ad
abbracciare il Parlamento per il giorno dopo
(forse qualcuno lavora…) e chi non andava
era invitato ad organizzare identiche forme
di lotta attorno ai Comuni delle proprie
città; ovviamente la manifestazione romana
si era risolta in un flop, disertata persino
dai due protagonisti…; un altro giorno, un
giovedì, era per andare di lì a due giorni
in cento di GayLib a Savona, mentre dalle
finestre delle case d’Italia sarebbero
dovuti sventolare drappi blu; alla
conferenza stampa da lui organizzata a Roma,
altro flop, era possibile andare, ma senza
la possibilità di intervenire (abito a 600
chilometri dalla capitale…)
Di esempi come
questi se ne potrebbero fare diversi, ma io
sono convinto che l’impossibilità da parte
delle associazioni di intervenire alle
manifestazioni promosse da Francesco Zanardi
sia del tutto messa in conto: se un
obiettivo è centrato, è merito suo, se è
mancato, è colpa delle associazioni che non
lo hanno sostenuto.
Stesso
discorso vale per il celeberrimo sciopero
della fame, un digiuno ormai arrivato al
ventisettesimo giorno. Di certo a Zanardi
manca un dato importante, ovvero che la
società è fatta di ciò che è, non di ciò che
noi vorremmo che fosse: oggi serve di più il
dialogo attento ed articolato di un’azione
di impatto.
Gandi
scioperava, ma alle sue spalle aveva milioni
di sostenitori. Centinaia di milioni.
Pannella scioperava, da leader politico, per
una serie di diritti stabiliti ma non
osservati, non per imporne altri.
Zanardi si
stupisce del fatto che il suo gesto non
viene raccontato dai media principali e non
raccoglie l’interesse del Parlamento… forse
non sa che in questo preciso momento sono
centinaia le persone in Italia che per i più
disparati motivi stanno portando avanti
quella forma di lotta: precari che hanno
perso il posto di lavoro, sfrattati,
carcerati, il tenore Joe Fallisi perchè
dall’Egitto non riesce a partire alla volta
della Striscia di Gaza, la
somala Shukri Said con altri 300 migranti
per chiedere al Governo italiano il rispetto
della
legge Bossi-Fini, Bonelli, presidente dei
Verdi, per protestare contro l'assenza di
pluralismo di informazione nella Rai, una
donna di Sulmona per i problemi che sta
vivendo da terremotata, a Trieste Maurizio
Fogar, del Circolo Miani, per denunciare la
mancata chiusura della Ferriera di Servola e
si potrebbe continuare a lungo.
No, non credo
ne’ nello sciopero della fame di Francesco
Zanardi (in Italia esiste il trattamento
sanitario obbligatorio), né in quella forma
di lotta che lo ha visto diffondere urbi et
orbi una certificato di ricorso al Pronto
soccorso incollato su un’e-mail intitolata
“Bollettino medico del terzo giorno
rilasciato a causa di un malore durante la
notte”: ingenuamente qualche media aveva
inteso un malore conseguente all’astensione
dai pasti, ma parlava di una reazione
allergica alle graminacee… (che sfiga, in
inverno!).
Io penso che
Francesco Zanardi meglio di tutti sappia che
lo sciopero della fame non porterà a nulla,
per questo sono convinto che la sua energia
e la sua voglia di fare siano meritevoli,
solo vadano convogliate verso progetti più
organizzati e, se pur non guasta, non
portati al protagonismo esasperato.
Ci sono tante
piccole battaglie da fare, libertà e diritti
da costruire: nella lotta c’è spazio per
tutti, anche ragionando dopo una carbonara.