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lettera aperta

Scomparsa di Mirko Tremaglia: lettera aperta a 'Gioventù futurista'

Amici di Gioventù Futurista, lasciate che risponda con la praticità a cui sono abituato: se si chiedesse a me, che sono un ex missino - ex aennino, un pensiero su Tremaglia, risponderei senza ombra di dubbio che fu persona di elevata statura sotto ogni profilo e sono rimasto contendo di ritrovarlo ai vertici di questo nostro partito.

Quello che io mi chiedo, tuttavia, è il significato – al di là delle frasi fatte – di prendere parte al progetto ‘futurista’, perché, credetemi, le idee non sono polenta. Noi tutti vogliamo una destra moderna, libertaria, con ben chiari i nostri valori e soprattutto inedita, con una propria identità definita, di certo non una fotocopia in salsa allegra di Forza Nuova, in salsa perbenista del Pdl od in salsa laicista della DC.

Pochi, pochissimi, oggi si chiedono come stavamo noi gay di Alleanza Nazionale quel giorno in cui Tremaglia ci chiamò ‘culattoni’ su una lettera intestata del ministero degli Italiani all’estero, cancellando in un sol colpo il nostro lavoro certosino che consisteva nel dare il nostro contributo alla modernizzazione della destra italiana.

E’ di prassi: unisce e fa belli di più il ricordo e la santificazione dei morti che non possono rispondere (e che quindi sono come li plasmiamo noi) che i cittadini discriminati viventi, i quali, grazie anche ai Tremaglia vari, vivono in un Italia senza diritti, ultima d’Europa e ormai superati persino dal Sudafrica e da quasi tutti i paesi dell’America Latina.

Riflettete su cosa voglia dire ‘essere futuristi’, perché se accadrà – e mi auguro che ciò non sia – che ci ritroveremo un candidato premier del Terzo Polo cattolico con marchio UDC, di nuovo, di libertario e soprattutto di inedito non avremo nulla.

Enrico Oliari

editoriale

Memoria sì, nostalgia no. Riflessioni su passato, presente e futuro della destra italiana

Perché la gaya destra non può piangere la memoria di Mirko Tremaglia

di Daniele Priori *

La morte lava via ogni colpa, forse. In Italia, poi, nel ultimi anni in particolare, è maturata l’assurda auto beatificazione immediata e verrebbe da dire “a prescindere” per chiunque. Purtroppo e soprattutto anche a prescindere dalla vita e da ciò che, con la propria esistenza, si è lasciato nel tempo.
È questo insieme di valutazioni, forse giuste, forse oggi addirittura disdicevoli a farmi affermare con nettezza, dopo alcuni giorni di riflessione, da gay, militante di Futuro e Libertà e da cittadino italiano che ancora ama definirsi di destra (nonostante i Casini da terzopolismo) che non mi riesce proprio, pur nel rispetto per l’età anziana e per il senso profondo di una morte sofferta, di sciogliere peana in onore di Mirko Tremaglia.
Tremaglia è stato un uomo coriaceo. Un elemento certamente coraggioso la cui azione politica ha da sempre diviso il Paese. È stato identificato orgogliosamente per una vita come “il ragazzo di Salò” arrivato a fare politica, addirittura ad essere ministro nonostante il pesante bagaglio politico-culturale. Con l’orgoglio di essere stato da quella che, comunemente, è stata considerata “la parte sbagliata” che in Italia, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, meno prosaicamente, è stata anche la parte dei vinti. E i libri dell’ottimoGiampaolo Pansa più d ogni altro testo hanno rappresentato quanto talune gesta dei vincitori possano essere state barbare e truci.
Tremaglia per la vecchia destra post fascista italiana ha rappresentato tutto questo: l’altra resistenza, costata mezzo secolo e più di ostracismo, come quello patito dal povero Pinuccio Tatarella che, nel 1994, da ministro italiano, si vide rifiutata la stretta di mano da un collega belga.
Si comprende appieno, dunque, la commozione testimoniata da Flavia Perina sul Fatto quotidiano del 31 dicembre.
Mirko Tremaglia è stato indubbiamente simbolo di una stagione “eroicamente” di destra.
Quello stare “dalla parte sbagliata”, infatti, si è trasformato poi, proprio per la generazione della Perina, di Fini e di tutti quei ragazzi degli anni Settanta che oggi hanno più di cinqant’anni, nell’assurdo motto “uccidere un fascista non è reato” tragicamente sposato, condiviso e giustificato dalle penne conniventi degli intellettuali di sinistra, sempre pronti a firmare manifesti e appelli talora irriguardosi pur di difendere i “loro” giovani contro i “nostri” giovani. Erano quelli i tragici anni Settanta dell’Italia ancora divisa a metá che continuava a dividere, ancor più inopinatamente di prima, morti da morti, italiani da italiani per ragioni ideologiche sempre più flebili quanto più violente. Così restano negli occhi i fratelli Mattei, già gravemente ustionati alla finestra di casa loro e destinati a una morte orrenda, quanto quella che era stata pensata per i missini della sezione Tuscolana, sempre a Roma, in via Acca Larentia, altro momento drammaticamente topico di quella maledetta stagione.
Oggi, però, tutto questo è fortunatamente finito: la guerra civile di sessant’anni fa, come il delirio urbano di trenta-quarant’anni fa.
C’è un’altra generazione che guarda e vive un’altra idea di destra. Moderna e europea. Che dovrebbe far riflettere molte persone, anche nell’attuale dirigenza di Futuro e Libertà.
Senza voler infatti attaccare ancora il vecchio Mirko Tremaglia a quell’obbrobrioso foglio di carta intestata della Repubblica italiana datato 2004 nel quale l’allora ministro si dispiaceva del fatto che, secondo lui, in Europa “ormai i culattoni sono la maggioranza” (fu quando il Parlamento Europeo fece cadere la proposta di nominare Buttiglione commissario europeo, proprio con una domanda sulla natura dell’omosesualità) va comunque annotato come nella destra italiana, nel Pdl ma anche in Fli, nonostante le aperture coraggiose e autentiche del presidente Gianfranco Fini su temi eticamente sensibili come il riconoscimento della coppia omoaffettiva, vi sia qualcuno ai piani altissimi che, sentendosi forse legittimato da una storia e da convincimenti, in questo caso davvero supponenti e sbagliati, si è permesso di sbottare di fronte allo striscione e alle bandiere di GayLib esposte nella recente ultima festa tricolore di Mirabello, chiedendo, fortunatamente inascoltato, di “togliere quella merda”. In altri tempi (è accaduto…) sarebbe arrivato il servizio d’ordine.
Una linea sulla quale proprio i veri grandi amici di GayLib, Flavia Perina e Enzo Raisi hanno dovuto lottare con le unghie e i denti per partecipare, al fianco di GayLIb, all’EuroPride nello scorso mese di giugno 2011.
Mirko Tremaglia era già malato e in verità, va detto, dopo il pesante scivolone del 2004 non è più caduto su svarioni tanto palesemente omofobi.
Non di meno, piangendo la scomparsa dell’uomo Tremaglia, anche e soprattutto in una realtà quale vuole essere quella di Futuro e Libertà si deve avere il coraggio di andare oltre. Lo abbiamo fatto con il berlusconismo, lo dovremo fare anche con il tremaglismo. Perchè se è e resterà sempre vero che le idee più autentiche hanno radici profonde che non geleranno mai, è altrettanto vero che la nuova pianta cresce e germoglia grazie ai nuovi innesti e ai pollini che spesso arrivano anche da molto lontano. Questo è il Futuro e Libertà che abbiamo immaginato iniziando a prendere a spallate Silvio Berlusconi dall’interno del Pdl. Un futuro di libertà e civiltà per l’Italia che tra i protagonisti della nuova destra abbia anche le persone gay e le coppie omoaffettive, rese finalmente un unicum col resto della società italiana.
Uniti nelle diversità, capaci certamente di memoria e di commozione ma senza stucchevoli nostalgismi.
Per questo sento di poter dire senza imbarazzo e persino oggi, nel giorno del suo funerale, che salutiamo il politico Tremaglia a ciglia asciutte e con la dignità che si riserva a un avversario leale.

*Segretario Nazionale GayLib

comunicato stampa

 

GayLib, 'Tiziano Ferro non si sottragga alla lotta per i nostri diritti'

 

(AdnKronos) - ''Speriamo di vedere presto Tiziano Ferro in pubblico con il suo compagno. Siamo vicini e sosteniamo con forza l'esempio di personaggi come lui. Lo siamo stati un anno fa, lo siamo ancora oggi. Molto felici per la notizia che Tiziano ha voluto rendere pubblica. Il suo ritorno a vivere in Italia, di cui siamo pure soddisfatti, lo impegna pero' moralmente una volta di piu' a non dimenticare le infinite difficolta' che le coppie gay continuano a vivere da sempre in Italia dove siamo e restiamo, con governi politici o tecnici poco conta, degli autentici fantasmi sociali ''. Con queste parole Ciri Ceccarini, responsabile musica e spettacoli dell'associazione GayLib, saluta il nuovo annuncio del cantautore Tiziano Ferro un anno dopo la pubblicazione del libro nel quale l'artista rese pubblica la sua omosessualita'. ''L'amore gay - prosegue la nota di Ciri Ceccarini - puo' essere davvero meraviglioso, specie quando lo si vive con spensieratezza, liberta' e coraggio. A Tiziano al quale mi sento vicino per la comune passione musicale oltre che per l'eta', posso dire che la gioia di condividere in tutto e per tutto anche pubblicamente un sentimento tanto bello non ha davvero prezzo. A me e' capitato, spero davvero che anche lui voglia regalarci, con lo stile che gli appartiene, la gioia di farci conoscere il suo amore''. ''Una pubblicita' simile non toglie niente, anzi, aggiunge solo affetto e maturita' al sentimento che piu' di ogni altro riempie la vita e da' coraggio a una battaglia per la liberta' e i diritti di tutti dalla quale, fatto il primo grande passo, un artista internazionale forte come Tiziano Ferro non puo' certo sottrarsi. L'Italia infatti - conclude Ceccarini - ha diritto ad essere ancora piu' bella riconoscendo l'esistenza, i doveri e i diritti delle tante coppie gay e lesbiche che la popolano tra le quali da quasi un anno c'e' anche quella formata da Tiziano Ferro e dal suo compagno di vita''. - 29 nov 11

comunicato stampa

Oliari (GayLib - FLI) “Scilipoti è contro i gay, ma difende l’Italia delle ipocrisie”

“Non mi stupisco delle affermazioni omofobe di Scilipoti, il quale oggi sostiene che due persone dello stesso sesso che, come nel caso mio e del mio compagno, si amano, costruiscono una vita di solidarietà e di condivisione, non possono essere una famiglia e che i figli delle persone omosessuali potrebbero diventare come loro: lui appartiene ad una cultura antieuropea e bigotta, starebbe meglio in Iran”. Ad affermarlo è Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra) e membro dell’Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà, il quale continua dicendo che “i diritti dei gay sono riconosciuti in tutta l’Europa ed è proprio grazie ai perbenisti come lui se in Italia per ‘libertà’ si è intesa, fino ad oggi, solo quella del capo”. “E’ l’Italia delle ipocrisie – ha concluso Oliari – quella che piace a Scilipoti, dove al mattino i politici si riempiono la bocca di ‘famiglia’, a mezzogiorno si fanno il segno della croce, al pomeriggio marciano al Family day ed alla sera organizzano le orge con le prostitute, magari minorenni. Si chieda piuttosto cos’ha fatto per la famiglia il Governo che lui ha contribuito a salvare, dal momento che se la famiglia italiana è in crisi non è certo per colpa dei gay, bensì per la pressione fiscale, per l’alto costo della vita e per il caro-casa”.

Il punto

L'antisociale bacio fra il papa e l’imam

di Enrico Oliari

Ci sono molti modi per far parlare di sé, per incrementare le vendite e per dare dell’azienda un’immagine frizzante e colorata.
La strategia di rompere gli schemi ha sempre richiamato l’attenzione dei media, in perfetta sintesi con la logica del ‘bene o male, purché se ne parli, come giustamente osservava Oscar Wilde, persona che del bello ne sapeva qualcosa.
A volte, tuttavia, si supera il limite. Non tanto della decenza, come è d’uopo far notare dalle parti dei catto-conservatori che si spacciano ingiustamente per persone di destra, bensì dello scontro ideologico, del sospetto e dell’odio reciproco, cose distruttive nel momento in cui ad essere interessata è una minoranza impegnata nella perpetua ricerca dei propri diritti.
E così il bacio fra papa Razinger e Ahmed al-Tayyeb, il grande imam della moschea di Al Azhar del Cairo (massima istituzione dell’islam sunnita), suona come una trovata per vendere qualche maglia o qualche pantalone in più, ma si presenta come un macigno che urta la sensibilità di molti, moltissimi individui.
Benetton questa volta ha strafatto: in un colpo solo è riuscito a raccogliere il ‘dispiacere’ (chiamiamolo eufemisticamente così) dei cristiani cattolici così come dei musulmani sunniti, il tutto in un momento di forti tensioni nel Nordafrica e nel Medio Oriente, dove, con la caduta a catena dei vari regimi, sono riaffiorati radicalismi che hanno un atavico odio giurato nei confronti dell’Occidente consumista ed immorale.
Ed è stato un bacio di Giuda anche per la comunità omosessuale sia italiana, paese dove c’è chi la percepisce come distruttrice degli schemi e della famiglia, che nel mondo arabo, dove con oggi ha un ulteriore motivo per essere osteggiata.
I gay e coloro che vogliono bene ai gay, devono essere latori di una cultura di pace, dove la propria dignità e la propria libertà non sostituisce quella degli altri, ma si identifica e si pone accanto a quella degli altri.
Non occorrono di certo lo shock e lo scontro ideologico per vendere più prodotti: serve semplicemente che i prodotti siano di qualità ed a un buon prezzo. E questo Benetton dovrebbe saperlo.

Roberto Pellico

A pochi passi

da te

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