
Lombardia
Giudizio Universale, maggio 2007
Per una destra diversa
di Gioia Gottini
Chi ha detto che gli omosessuali sono tutti di sinistra? Berlusconi, in realtà.
Ma l’associazione Gaylib sta lì a smentirlo: tra rifiuto dell’esibizionismo e
avversione ai Dico (perché troppo timidi).
L’esistenza di Gaylib, associazione gay di centrodestra, ripropone con forza
l’annosa questione: di destra si nasce o si diventa? E’ possibile che l’essere
di destra sia una predisposizione genetica, come gli occhi azzurri, le fossette
e il saper muovere le orecchie? Dev’essere così: altrimenti, per quale motivo un
omosessuale in possesso delle sue facoltà elettorali sceglierebbe di farsi
rappresentare da una coalizione politica che annovera tra le sue fila
Buttiglione (che con la sua uscita sugli omosessuali peccatori si fa bandire
dalla commissione europea), Berlusconi (per cui i gay sono tutti “dall’altra
parte”) e non pochi esponenti di An e Lega Nord, per i quali “culattone” è un
divertente intercalare?
Certo, è vero che se Atene piange, Sparta non ride (prima o poi sull’antica
Grecia dovevamo cascarci): la sinistra tra Dico e non Dico non ci ha fatto una
bella figura, Rutelli è più a suo agio a un convegno di suore carmelitane che a
una parata del gay pride, l’anacronistica Binetti sostiene ancora l’equazione
omosessualità=devianza, però esempi come Nichi Vendola e Vladimir Luxuria
sembrano messi lì a miracol mostrare: si può essere “non eterosessuali”
dichiarati e fare politica, prendere voti, governare bene o male come tutti.
Nell’arretratezza culturale e civile in cui l’Italietta, complice un Vaticano in
cui l’omofobia è diventata la conditio sine qua non per dirsi cristiani,
versa ormai da anni, almeno a sinistra qualche spiraglio, sebbene molto cauto,
si intravede.
E allora come e perché nasce un’associazione gay di destra? Puro masochismo?
Sindrome di Stoccolma? Antipatia verso D’Alema? Luca Garrone e Luca Maggioni,
referenti per la sezione lombarda di Gaylib, non avvertono in questa scelta
alcuna contraddizione: si può essere gay e pro-global (anzi, i gay sono
consumatori forti e assai appetibili), sostenere il liberismo economico,
identificarsi negli ideali laici di Stato e di famiglia, non simpatizzare per il
comunismo e la Palestina (entrambi non propriamente propriamente gay-friendly),
ma stigmatizzare con forza bigottismo e intolleranza, di qualsiasi colore
politico. Nelle loro motivazioni i soci di Gaylib, prima che gay e di destra,
dimostrano di essere persone di buon senso: come la maggior parte degli italiani
di buon senso, anche loro pensano che Calderoli sia un politico imbarazzante e
che la Chiesa dovrebbe evitare pericolose ingerenze sugli orientamenti di voto.
E come la maggior parte dei gay, anche quelli di Gaylib auspicano un’estensione
dei diritti e doveri del matrimonio civile alle coppie omosessuali.
Allora dove sta la diversità nella diversità? Non nelle finalità civili e
politiche, spesso condivise, ma nel modo di perseguirle.
No ai toni accesi, all’ammiccare alla piazza, a certi eccessi del gay pride che,
nelle opinioni dei due referenti, alla fine servono solo a riproporre triti
cliché e a diffondere nell’opinione pubblica una certa ostilità. No al
conformismo di dirsi di sinistra solo perché per incontrare e divertirsi la
tessera dell’Arcigay è quasi obbligatoria. E no soprattutto alla
strumentalizzazione dei Dico, una sorta di ibrido che non piace a nessuno, ma
che è diventato pietra dello scandalo fine do per oscurare questioni molto più
urgenti, come, secondo gli associati, la lotta alla diffusione dell’Hiv e la
tutela di gay disabili e anziani, spesso più soli dei loro corrispettivi etero.
Una vera destra sociale, quindi, ma in salsa arcobaleno.
Insomma, Gaylib aspira a diventare l’alternativa a qualcosa di alternativo, il
che attraverso uno strano giro ci riporta a una maggiore conformità. Ma è una
conformità, e non un conformismo, capace di rappresentare un allargamento del
fronte delle libertà civili e individuali assai auspicabile in un panorama
culturale che si fa di giorno in giorno più fosco, in cui battute da
avanspettacolo si alternano a oscurantismi bigotti.
Se la libertà è tale solo quando è condivisa, la presenza di un’associazione gay
di centrodestra apre una finestra nella casa della libertà che aiuta a cambiare
l’aria per tutti.
> Cos’è: un’associazione culturale, politica e ricreativa ispirata a ideali
liberaldemocratici che promuove una sensibilizzazione delle forze
politiche alle tematiche omosessuali
> Presidente: Enrico Oliari, trentino, militante di Alleanza Nazionale
> Iscritti: 400 (a fronte dei 160mila dell’Arcigay), ma “tutti motivati”
> Consigli regionali: per ora sono 6 (Lazio, Lombardia, Sardegna, Toscana,
Trentino e Piemonte)
> Sito: www.gaylib.it. Offre newsletter, forum, rassegna stampa e informazioni
su varie tematiche omosessuali
> Quando si dice metterci la faccia: tutti i consiglieri sono rintracciabili per
nome, indirizzo e-mail, cellulare e fotografia
> Finalità a breve termine dell’associazione: dotarsi di sedi a livello
regionale (finora la maggior parte dei contatti e delle attività passano
attraverso internet), per organizzare iniziative aperte a tutti, non solo agli
associati
> E a lungo termine: rendere inutile la propria esistenza. Glielo auguriamo,
senza ironia.