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26 nov 07
Lettera aperta a Gianfranco Ravasi
Egregio Monsignor Gianfranco Ravasi,
le scrivo in merito ad un articolo apparso nei giorni scorsi sul Corriere della
Sera edizione di Milano.
Di quell'articolo mi ha subito colpito il titolo " Il vescovo sulle diversita' .
" Aiutano a crescere ". Mi sono buttato subito a capofitto nella lettura,
illudendomi che si parlasse di diversita' legate alla tematica sessuale. Si
parlava della diversita' di razza e della necessita', sostiene lei, che la
politica si faccia portatrice di unione e non di divisione : "Le diversita'
possono generare anche diffidenza, naturalmente. Ma compito della politica e'
impegnarsi per costruire integrazione, non fomentare la paura per dividere…".
Questa frase mi e' molto piaciuta anche se io avrei aggiunto di fianco alla
parola politica un'altra parola " chiesa ".
Perche' non solo la politica si deve far portatrice di unione ma anche la chiesa
deve essere fedele al suo insegnamento, amore, tolleranza, comprensione e
accoglienza.
Non puo' la chiesa delegare l'integrazione solo alla politica ed alle
istituzioni, deve essere lei stessa la prima ad integrare ed accettare i
diversi, gli emarginati, coloro che hanno meno diritti.
Lei mi dira', ma la chiesa gia' lo fa, accoglie tante persone tra le sue
amorevoli e fraterne braccia. Io non mi sento tra quelli che la chiesa accoglie
ed accetta, anzi io mi sento un rifiutato dalla chiesa.
La chiesa e' disposta ad accogliere lo straniero, magari anche di una
confessione diversa, ed io ne sono piu' che contento, perche' e' da me lontano
il concetto di discriminazione per qualsiasi motivo.
Ma la chiesa non accetta me, cattolico, anche se poco praticante, perche' sono
omosessuale, o meglio mi accetta ma mi nega qualsiasi forma di amore.
O meglio, ancora, io posso stare nella chiesa ma devo vivere in silenzio e di
nascosto il mio amore per un altro uomo.
L'amore non ha sesso e non puo' essere costretto all'interno di un contenitore,
l'amore e' come una farfalla che si posa sul fiore piu' sgargiante perche' e'
quello che piu' gli piace. L'amore e' bellezza, gioia e vita, ma anche
sofferenza e passione.
Perche' questa chiesa cosi' accogliente verso tutti e' cosi' matrigna verso dei
suoi figli che non hanno fatto nulla di male se non accettare, alcuni con
sofferenza interiore, il loro essere.
Cosi' siamo nati, cosi' il buon Dio ci ha messi su questa terra e accettiamo
questa scelta con gioia e dolore.
Lei afferma : " Basta volersi conoscere a vicenda anziche' combattersi.
Lo scrittore che lei ha premiato chiude il suo intervento affermando " : Io sono
la dimostrazione vivente che le diversita' possono generare armonia." Facciamo
uno sforzo tutti assieme perche' le diversita' siano armonia e concordia.
Concludo con queste frasi : " Se Dio ha un sogno ricorrente dev'essere quello di
una famiglia umana che accoglie tutti. ". " Se abbiamo intenzione di accogliere
le persone in base alle loro preferenze sessuali, allora continuo a provare
vergogna. ". " Se Dio fosse omofobico, io non potrei venerarlo. " Desmond Tutu
Arcivescovo di Cape Town.
Spero che un giorno non si dovra' piu' discutere di accettazione e integrazione,
e mi auguro che lei sia tra coloro che inizino un serio discorso di reale e
fattivo cammino verso l'uguaglianza dei diritti per tutti.
Cordiali saluti.
Luca Maggioni