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Lettera aperta al cardinal Tettamanzi
Eminenza,
ho letto sui quotidiani, quest'oggi stralci di
un Suo intervento ad un incontro con gli amministratori locali
Nella lettura mi ha colpito molto il Suo richiamo all'accoglienza dei bisogni
della societa', soprattutto degli ultimi, del riconoscere a tutti stessi diritti
e dignita' e dare maggior importanza alla coscienza e valore civile alle
interiorita'.
Cosi' come non mi e' sfuggito che questi valori devono valere non solo per i
cattolici ma anche per chi e' laico.
Mi avrebbe fatto molto piacere partecipare a questo incontro per chiederle chi
ritiene che siano gli ultimi di questa citta' e di questa nazione, chi le
persone che devono essere tutelate con stessi diritti e con pari dignita', ma
soprattutto quando un amministratore pubblico deve smettere i panni di una
parte, cattolica o politica che si voglia, e diventare davvero rappresentante di
tutte le istanze della popolazione.
Queste domande nascono spontanee poiche' sulle questioni teoriche, astratte e
generali si e' tutti concilianti e pieni di spirito caritatevole, quando poi
bisogna passare dalle parole ai fatti le situazioni mutano e si iniziano a fare
distinguo, a richiamarsi ai Vangeli, alla Bibbia, alla natura ed altro ancora.
Quindi la mia domanda a questo punto e' diretta e precisa; e' nel giusto
quell'amministratore pubblico che riconosce come coppia, e non come entita' di
due individui, due persone che convivono senza essere uniti dal vincolo del
matrimonio, ma dal legame, secondo me piu' forte dell'Amore, indipendentemente
da quale sia il loro sesso ?
" Non so se la nostra fede sia piu' ossequiata andando a messa o cercando di
vivere secondo queste istanze che possono essere condivise da tutti perche'
nascono da una sorgente di razionalita' cioe' di laicita'." , questo Lei ha
affermato in un momento dell'incontro.
Spero di leggere a breve una Sua risposta.
Con stima.
Distinti saluti
Luca Maggioni
Gaylib Lombardia
2 feb 08