GayLib Toscana
GayLib Toscana, 9 mar 09
Cari amici mai come dopo la riunione del Pride di Genova si può dire quanto
scollamento ci sia all'interno del Movimento, quanta distanza ci sia tra il
Movimento e la società civile, quanto le differenze partitiche influiscano
negativamente sugli obiettivi che il Movimento ha, o meglio, dovrebbe avere.
Tutto l'impegno e il lavoro fatto dai padri storici, da coloro che dal FUORI in
avanti hanno lottato per noi, generazione che oggi ha quaranta e più anni, si è
perso in un rivolo di finta politica ingessata da ideologie sterili che hanno
portato alla morte della "lotta". E per lotta intendo quel furore rivoluzionario
che non era "terrorismo", ma nasceva da profonde rivendicazioni costruite su ore
e ore di dibattiti e incontri.
Ebbene oggi non ci si incontra e se lo si fa non ci si parla. Ci si scontra.
Il Pride nazionale, che sia Genova, Aosta, Venezia o Palermo ha poco senso
perché diventa solo una macchina costosa, uno sperpero di energie e di denaro
pubblico inutile.
Il Pride nazionale fa male al Movimento e alla Comunità nella misura in cui si
mostrano solo "tette e culi" e non si mostra invece ciò che è l'essenza vera di
chi si racconta ogni giorno nel proprio lavoro.
Un Pride oggi avrebbe senso se smettessimo di provocare e cominciassimo a dare
contenuti, a incontrarci prima fra di noi e poi con i nostri interlocutori che
non sono più i partiti, sterili banchi di allenamento linguistico, ma i politici
nella loro accezione più ampia. Le amministrazioni locali fino al Parlamento.
Le unioni civili a Viareggio, per fare un esempio, sono fallite: in tre anni si
sono iscritti al registro delle unioni civili in 8 coppie: 6 etero e due
lesbiche di cui una sta facendo richiesta di sciogliersi perché si è separata:
questo è il risultato nella ex rossa Viareggio che aveva seguito le orme di
Pisa. E si pensa che vada meglio nelle altre realtà italiane di provincia?
Ebbene è il momento di ripensare il Pride non più come una "baracconata", ma
come un momento di riflessione e sostegno, di impegno politico. Ben vengano le
feste, ma basta con lo scendere nell'area convinti di essere protagonisti mentre
vengono aperti i cancelli e i leoni che vengono a mangiare come facevano con i
cristiani, e noi, illusi, siano ancora convinti di essere noi gli attori
principali. Noi siamo soltanto le vittime e continuiamo a piangerci addosso
rimbalzandoci reciproche colpe. Ora basta.
Dopo Genova è il tempo che dibattiamo veramente di ciò che è oggi il Movimento e
la Comunità e di cosa può veramente fare per i gay, le lesbiche i/le trans senza
nascondersi dietro inutili e complicate sigle, invitando i politici (mi
riferisco in modo particolare a tutti quelli che si occupano, per esempio, di
pari opportunità
E' inutile confondere i nostri problemi di identità sessuale, lavorativa, di
genere, con i problemi di integrazione di rom, albanesi o qualsiasi altro
argomento che non sia inerente a noi: ma quando mai altri hanno fatto le nostre
battaglia? Quando? Quando è successo?
Ciascuna minoranza porta avanti la sua, ebbene noi portiamo avanti la nostra,
che già mettere insieme tante associazioni sarà una bella impresa.
Mancuso e con lui Arcigay e Arcilesbica ormai non rappresentano che una
minoranza all'interno di una minoranza. Essi per primi sono distaccati da una
società civile etero in cui i gay e le lesbiche cercano, riuscendoci per la
verità
Se non analizziamo innanzitutto ciò che siamo noi, se non impariamo a conoscerci
e riconoscerci come possiamo pensare che lo facciamo gli altri?
Dobbiamo lottare per l'orgoglio gay? Le donne hanno lottato per rivendicare il
diritto al voto non perché erano orgogliose di essere donne.
Forse è l'ora di cominciare a vedere cosa di buono è stato fatto negli ultimi
venti anni, capire gli errori e da quelli imparare per trovare una nuova
dialettica con il vicino di casa, con l'assessore, con il sacerdote, con il capo
dello Stato e con i presidenti delle Camere.
Abbiamo bisogno di essere interlocutori seri e attendibili, non "checche
isteriche" a cui dare del "culattone" o del "frocio" per liquidare una pratica.
Noi siamo persone.
Persone, non tette e culi da mostrare nelle nostre città
E' l'ora di invertire la rotta se vogliamo essere credibili nel rivendicare
finalmente e seriamente i nostri diritti che né la destra né la sinistra ci
vogliono dare.
Luisella Audero
Referente Toscana GayLib